
Il rapporto Fuori sede. Studentati, fondi immobiliari e il diritto di abitare a Roma analizza la trasformazione del mercato degli alloggi per studenti universitari a Roma nel contesto della crescente finanziarizzazione del mercato immobiliare urbano. A fronte di circa 213.000 iscritti agli atenei romani e un fabbisogno stimato di 80.000 posti letto per studenti fuorisede, l’offerta pubblica garantita da Lazio DiSCo ammonta a soli 2.593 posti, mentre quella degli atenei è sostanzialmente irrilevante. Questo deficit strutturale è oggi sfruttato come opportunità di mercato da gestori di alloggi privati e fondi immobiliari nazionali e internazionali — da Fabrica SGR a Hines, da CDP Immobiliare a Barings — che stanno realizzando 25 nuovi studentati privati a Roma, con canoni che arrivano fino a 1.050 euro al mese.
Le risorse pubbliche del Pnrr, 60 milioni di euro per interventi confermati a Roma, sono state destinate strutture private, alcune già operative, a canoni quasi di mercato. Si tratta di posti pagati due volte: lo Stato contribuisce alla realizzazione degli alloggi, mentre Lazio DiSCo copre attraverso i fondi regionali per il diritto allo studio i canoni convenzionati. Il tutto in assenza di un sistema di monitoraggio e coordinamento tra Ministero, enti regionali e operatori privati.
Lo student housing è oggi il laboratorio per la finanziarizzazione dell’edilizia sociale, grazie a quadro di deregolamentazione urbanistica: a livello nazionale, tra il 2020 e il 2024 hanno tre provvedimenti hanno introdotto ‘semplificazioni’ estreme in deroga alle norme comunali, un procedente pericoloso – che Assoimmobiliare chiede di estendere a ogni settore dell’edilizia.
Ma anche a livello locale romano la leva dell’urbanistica è usata per l’attrazione di capitali e l’assicurazione di redditività degli investimenti immobiliari privati, che usano la città come un prodotto finanziario. La modifica delle norme tecniche di attuazione del Piano regolatore, l’assenza di regolamentazioni degli affitti brevi e di medio periodo che consente la crescita delle piattaforme digitali che li intermediano, la vendita dell’edilizia residenziale pubblica nelle aree centrali, e la bassissima previsione di quote ERS obbligatorie nelle trasformazioni urbane, perlopiù in zone periferiche, sta rendendo Roma una città per ricchi. Nelle zone di espansione di student housing privato, nelle aree universitarie, si registra una crescita vertiginosa dei canoni di locazione, con punte del 20% a Ostiense in un solo anno, tra il 2024 e il 2025. Il ruolo sempre più centrale dei fondi immobiliari è evidente nella nuova offerta di student housing a canoni di quasi-mercato. Con il pretesto di garantire il diritto allo studio e all’abitare, Roma è diventata la nuova frontiera della speculazione immobiliare e finanziaria. Le politiche messe in campo a oggi stanno assecondando questo processo, in assenza di politiche abitative adeguate a contrastare gli effetti dell’aumento dei canoni di locazione innescati dall’arrivo di attori finanziari.

Il rapporto «Fuori sede. Studentati, fondi immobiliari e il diritto di abitare a Roma» è stato commissionato da Nonna Roma e sostenuto da Periferiacapitale, il programma per Roma della Fondazione Charlemagne. Lo abbiamo presentato il 15 maggio 2026 all’iniziativa di Nonna Roma DE CORE , uno spazio di dialogo che mette in relazione mondo accademico, attori sociali, istituzioni e cittadinanza, con l’obiettivo di analizzare i processi che stanno ridefinendo il tessuto urbano e costruire proposte per politiche più eque e inclusive.
Il Report è scaricabile dal sito di Nonna Roma.
Con le slide della presentazione ho creato una storymap, con la mappa degli studentati privati a Roma, che si può leggere qui.