Il Fatto Quotidiano, 19 agosto 2026
Dopo l’incendio del 29 luglio e il sequestro giudiziario di Spin Time, l’occupazione abitativa di Action in via Santa Croce in Gerusalemme a Roma (400 persone per strada), l’amministrazione comunale si è attivata per risolvere l’emergenza con una proposta di acquisto dello stabile ex Inpdap. Il palazzo dal 2004 è finito nel Fondo Immobili Pubblici gestito da Investire Sgr, che nel 2023 ha annunciato di volerlo trasformare in albergo. Anche per questo il 7 agosto ha rifiutato la proposta di acquisto del Comune, scontentando il sindaco Roberto Gualtieri: “Non c’è scritto da nessuna parte, e nessuno vieta, che un fondo possa fare una scelta e avere un cuore. Se si vuole avere un cuore, si può fare una scelta”.
Investire Sgr, parte del Gruppo Banca Finnat della famiglia Nattino, è una delle principali società di gestione del risparmio in Italia. A Roma forse non ha il cuore, ma possiede numerosi asset immobiliari, tra cui uno stabile in viale delle Province occupato da 500 persone in emergenza abitativa e sgomberato nel 2022, oggi in via di conversione in appartamenti di lusso. Ci sono poi il progetto di senior housing “Spazio Blu” alla Camilluccia, uffici, residenze e poli logistici in mezza città e operazioni di “housing sociale” che beneficiano di fondi europei e di Cassa depositi e prestiti. “Investire Sgr non è scesa da Marte ora. La sua arroganza è data dalle scelte politiche relative alle trasformazioni urbanistiche di Roma”, ha scritto Marco Miccoli, ex segretario del Pd romano. Insomma non è una questione di cuore, ma di urbanistica, di scelte politiche dell’amministrazione.
A dicembre 2025, ad esempio, l’Assemblea Capitolina ha autorizzato la trasformazione di un complesso di sei edifici tra le centralissime via Cavour e via Lanza, proprietà di Investire Sgr, in un hotel a 5 stelle, con un permesso di costruire in deroga motivato da interesse pubblico. La deroga ha bypassato cinque limiti urbanistici previsti dalle norme tecniche di attuazione (NTA) del piano regolatore, tra cui il tetto di 60 posti letto per gli alberghi nella Città storica, il divieto di accorpare più unità edilizie e quello di convertire edifici residenziali in turistico-ricettivi: due dei sei edifici erano infatti destinati alla residenzialità, uno era un albergo, gli altri uffici pubblici.
Investire Sgr aveva chiesto, nel 2024, il “superamento” delle norme urbanistiche in virtù di “numerosi precedenti autorizzati dal Comune di Roma”, da ultimo quello per l’Hotel Bernini-Bristol in Via Barberini, ovvero un accorpamento autorizzato con una deroga nel 2021. In entrambe i casi il pubblico interesse è stato concesso in base a una circolare del Ministero dei Lavori Pubblici del 1967, che definisce le strutture alberghiere appunto “impianti di interesse pubblico”. Per l’hotel in via Cavour, “l’interesse pubblico si sostanzia anche nell’impiego degli oneri legati alla trasformazione urbanistica”, si legge nella delibera che approva l’operazione.
Il contributo straordinario, calcolato sulla differenza di valore tra due progetti con e senza deroga urbanistica, è di appena 700mila euro, che saranno spesi per riqualificare un tratto di via Cavour. Sommando altri oneri, si arriva a 2,8 milioni di euro. “Inoltre – si legge nella delibera – il complesso immobiliare risulta dismesso da molti decenni. Pertanto, la sua rifunzionalizzazione contribuirà alla valorizzazione del territorio”.
Peccato che la ricognizione dei titoli edilizi racconti un’altra storia e, considerando la posizione degli immobili, a due passi dal Colosseo, è più probabile che sia il territorio a valorizzare gli edifici. Infine, l’Amministrazione rileva “evidenti benefici alla vivibilità della zona, rispetto alle attuali destinazioni ‘direzionale’ e ‘residenziale’, considerando ragionevole la previsione di uno scarsissimo utilizzo di mezzi propri”. Tradotto: meglio non farci case perché i turisti, a differenza dei residenti, non usano l’automobile.
Se nel passato molte trasformazioni a Roma sono avvenute con deroghe ad hoc ai limiti imposti dalla pianificazione generale, la scelta fatta di recente da Gualtieri e soci è stata quella di cambiare direttamente le norme. Il 30 luglio sono state approvate le modifiche alle NTA del piano regolatore, ampliando strutturalmente la redditività degli investimenti privati. Risultato: oggi Investire Sgr non avrebbe quasi bisogno della deroga. Nel frattempo, l’amministrazione ha dimenticato di regolare gli affitti brevi e frenare la ricettività alberghiera, che garantisce una redditività più elevata rispetto alla residenzialità ordinaria. Non è un caso che Roma sia diventata, dopo Milano, la nuova meta dei fondi immobiliari per costruire alberghi e studentati di lusso.
È in questo scenario che Investire Sgr, a cui il Comune ha appena tolto molti dei vincoli per la trasformazione più redditizia del suo patrimonio, trova poco attraente la proposta di acquisto di Spin Time da parte di un’amministrazione che ha sacrificato il proprio potere negoziale pur di attirare investimenti privati che convengono soprattutto a chi li fa.