D di repubblica, 1 agosto 2026
«Tu dov’eri quando è scoppiata la bolla immobiliare?», chiede Marco mentre gira il ghiaccio nel bicchiere. «Ero al lago, quello che ne restava…», ricorda Andrea. «Avevo appena pubblicato il terzo annuncio su Airbnb. Per casa di mia madre, quella al Porto Fluviale».
Dalla terrazza 51esimo piano dell’Ostiense Sky Tower, i due si godono uno spettacolare tramonto mentre il sole scivola dietro il Gazometro e una distesa di gru proietta lunghe ombre sull’asfalto. Tutti a Roma ricordano quel momento: dov’erano e cosa stavano facendo; l’ora, le 16:00, il luogo esatto. Nella tarda primavera una forte perturbazione di capitali finanziari in arrivo da Milano – 100 mila miliardi – si era manifestata nel cielo sopra Ostiense innescando un picco dei valori immobiliari. L’aria era ferma da mesi, calda, immobile sopra la città. Il capitale in eccesso si era condensato in una nube densa di invenduto, una enorme cupola di cemento che improvvisamente, il 22 luglio, in piena estate, precipitò sulla città.
L’epicentro fu individuato tra Ostiense e l’Eur. Tutta l’area fu dichiarata quindi zona rossa. Il piano di evacuazione scattò subito per le utenze commerciali e domestiche. Ci furono davvero molti sfollati. «Poi ci fu la scossa di assestamento degli affitti brevi», ricorda Andrea. I proprietari, in fuga dal crollo dei prezzi di vendita, si riversarono tutti quanti sul mercato turistico. L’offerta esplose, e i rendimenti si polverizzarono. Andrea ricorda il pignoramento, la fuga verso la costa, l’esodo di massa verso Fiumicino e il traffico bloccato sulla Colombo per via dei pullman turistici a doppio piano fermi per giorni con i motori accesi. Alla fine Andrea ce l’aveva fatta, si era rifugiato nella casa al mare ad Anzio. A Marco era andata meglio. Il suo fondo immobiliare aveva venduto tutto poco prima dello scoppio della bolla. «Dopo, nessuno voleva più comprare nella zona rossa, del resto per le persone era invivibile già prima. Così noi comprammo tutto». Marco indica lo skyline con il bicchiere, le dieci torri di residenze di lusso sorte dove anni prima c’era il mercato, l’hotel a cinque stelle nell’isolato a fianco, il luccichio delle automobili parcheggiate su una distesa di asfalto rovente dipinto di verde.
Il grande parcheggio, l’ultima opera della ricostruzione post bolla, era stato inaugurato una settimana fa. «La città si è rialzata», aveva annunciato il sindaco. La ricostruzione era durata anni, erano sorte nuove torri, hotel e centri commerciali. A un ritmo di 2.057 metri quadrati di suolo consumato ogni giorno, circa 75 ettari l’anno, già nel 2026 Roma aveva consumato quasi un quarto del proprio territorio comunale. Il parcheggio, progettato da un famoso architetto di Tirana, aveva “sanato una ferita, ricucendo parti di città da tempo separate”. Marco ricorda l’avvio dei lavori – una grande operazione antidegrado per eliminare la vegetazione spontanea che era sorta abusivamente. Il silenzio sul tetto dell’Ostiense Sky Tower è rotto dal ronzio dei motori dei condizionatori che hanno ripreso a funzionare a pieno regime, almeno nel centro della città, dopo l’ondata di blackout degli anni precedenti. Su un grande schermo acceso all’angolo del bar scorrono le immagini della costa salentina. Una perturbazione di capitali, in arrivo da Napoli, si sta addensando sopra la Puglia. Gli esperti parlano di un fronte instabile tra Ostuni e Otranto, con possibili sconfinamenti fino alla Sicilia orientale. Le previsioni parlavano di una forte instabilità dei prezzi lungo la costa. “Possibili rovesci e temporali”, recita la scritta in sovrimpressione. Ma i due amici guardano altrove, verso il Gazometro, adesso un’ombra scura sopra la città immobile.